• MUSEO CONTADINO della BASSA PAVESE
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Negli ultimi decenni l'agricoltura nel nostro Paese, ma non solo, è stata investita da importanti trasformazioni. La vecchia, radicata, contrapposizione tra città e campagna, tra un mondo contadino sostanzialmente fermo e un mondo urbano invece in evoluzione, ha ormai cambiato di significato. Non è però ancora del tutto chiara la fisionomia di ciò che ha preso il posto del tradizionale "mondo contadino". Con la scomparsa del mondo contadino, tra gli anni Cinquanta e gli anni Sessanta, in diverse parti del paese sono nati i musei contadini, chiamati anche della "cultura materiale". In particolare l'impianto che li contraddistingue è quello etnografico, con una forte tendenza alla riscoperta della cultura popolare.

Tale fenomeno, che diversi critici hanno palesato essere effimeri bollandoli di demagogia e romanticismo, sono in realtà il sintomo di profondi processi. Un tentativo di compensazione simbolica rispetto all'avanzare di quello che oggi viene descritto come mondializzazione. In particolare il rapporto col territorio, la ricerca delle proprie radici e la difesa dell'identità non sono ancora in grado di leggere il fenomeno da cui traggono origine. La stessa modernizzazione tecnico-scientifica dell'agricoltura è solo una delle articolazioni del prodotto della terza rivoluzione industriale. Nasce da qui la volontà di realizzare un museo e centro di documentazione che vuole visualizzare e studiare la civiltà contadina. Ciò si concretizza con la realizzazione di uníesposizione permanente dedicata alla civiltà contadina; del suo modo di produrre comprese le inevitabili contraddizioni, all'interno di una superficie di oltre 200 mq. collocata in una struttura risalente agli anni venti.

La posizione geoeconomica in cui si colloca il Museo permette un potenziale pubblico di visitatori provenienti dall'intera Regione Lombardia. L'esposizione, divisa in sezioni monotematiche, abbracciano uno spessore temporale rappresentando il modo di vita e di lavoro sino al decennio successivo alla fine della II guerra mondiale. L'approccio diventa particolarmente facile perchè giocato sull'impatto visivo derivato degli attrezzi di lavoro, e più approfondito mediante i documenti risalenti al periodo sopra accennato. Per le generazioni adulte diventa spazio della memoria vissuta, ciò attirerà la loro attenzione e li indurrà a spiegarne il funzionamento, a coinvolgere altre persone, a dialogare con i più giovani. Per questi ultimi un "mondo" da scoprire e di cui impadronirsi. 

A completamento delle sezioni si sono inserite immagini, cartografie, pannelli illustrativi, testi e manuali d'epoca, plastici ecc. permettendo di contestualizzare l'insieme dell'esposizione. Anche in questo caso ci si è prefissi di giocare sui due tasti del coinvolgimento emotivo e della conoscenza, della memoria e della storia. Quindi non una generica evocazione del "mondo che abbiamo perduto" ma la proposta di un percorso preciso nello spazio e nel tempo, della "bassa pavese", sino alle soglie della grande trasformazione. Sullo sfondo ci sarà anche la geografia storica del paesaggio agrario, il territorio assunto quale documento di processi che si svolgono nel lungo periodo. In primo piano, attraverso pochi oggetti emblematici e sobrie ricostruzioni, il lavoro e la vita quotidiana nei diversi momenti, mestieri, ruoli sociali e di genere.

Le varie sezioni sono state concepite in termini strettamente didattici, pensando alle scuole ma anche al pubblico adulto. Un percorso in verticale contrappuntato da una sintetica tipologia dedicata alle principali attività. In poche tappe si ripercorrono le caratteristiche della civiltà contadina. In generale l'esposizione, senza rinunciare ad elementi di forte impatto visivo ed emotivo, punta ad incrementare la conoscenza e l'approfondimento della cultura contadina della zona della Bassa pavese, mentre i temi cruciali quali, la qualità della vita nel periodo che si vuole rappresentare, la sua emancipazione, le contraddizioni tra classi sociali ecc. saranno affidate alla ricerca utilizzando in modo privilegiato la memoria diretta dei protagonisti ancora in vita, meglio ancora se sviluppata dalle scuole che vorranno cimentarsi.

Si aggiunge all'esposizione una biblioteca di testi inerenti alla tipologia del Museo e un archivio fotografico con relativa catalogazione, la pubblicazione di ricerche e la raccolta di testimonianze orali, iniziative locali sulla cultura popolare, definizione di uno specifico itinerario sul territorio, implementazione del sito Web, uno specifico programma indirizzato alle scuole del territorio.

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